.:Les rêves du temp:.


. martedì, 11 marzo 2008 . 16:53 .


The Scent Of A Smile
The Scent Of A Smile

What's in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet;

(Immagine sotto copyright)


Lyss
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. domenica, 18 novembre 2007 . 15:47 .


Da "Neve" di Fermine Maxence

La neve possiede cinque caratteristiche principali.
E' bianca.
Congela la natura e la protegge.
Si trasforma continuamente.
E' sdrucciolevole.
Si muta in acqua.

Quando ne parlò al padre, questi vi trovò solo aspetti negativi, come se la strana passione del figlio per la neve gli rendesse l'inverno ancor più ostile.
"E' bianca; pertanto è invisibile e non merita di essere.
Congela la natura e la protegge; la superba, chi si crede d'essere per pretendere di rendere statua il mondo?
Si trasforma continuamente; pertanto è infida.
E' sdrucciolevole; chi mai può provare piacere a cadere sulla neve?
Si muta in acqua; lo fa per meglio inondarci durante il disgelo".

Yuko, invece, nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico.
"E' bianca. Dunque è poesia. Una poesia di grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell'inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
E' sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche".


Lyss
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. mercoledì, 26 settembre 2007 . 16:55 .


Londra

Ma non avete voglia di tornare a un anno fa quando stavamo per partire per Londra? Ele.


...è giù passato un anno da quel giorno? Quel giorno passato al telefono mentre preparavamo le valige "tu porta questo, che io porto quell'altro così occupiamo meno spazio", che poi alla fine era come avere una valigia in comune, e nonostante questo metà classe aveva mille cose che una volta nelle camere sono esplose ovunque. O almeno, entrando nelle stanze sembrava che fosse successo proprio così.
Quante immagini salgono alla mente.
Ani che al momento della partenza ha scoperto di non poter andare. Le sue lacrime. E noi a portarle da Londra, facendo una colletta, la borsa di Harrods che voleva tanto. Quanto ci dispiaceva.
L'albergo scassatissimo, che ci ha fatti morire dal ridere e divertire da matti.
Le camere che profumavano di muffin e caffè.
Le persone di Londra, che sorridevano vedendo una massa di turisti seduti su ogni posto disponibile, spossati da una "passeggiata" a 100 km/h, ma con ancora la voglia di ridere e giocare.
Deda che calciava le foglie nel parco come le bambine e che mi aveva coinvolta in una gara di velocità in mezzo alle foglie; che poi camminavamo solo veloci, ma che caos di foglie lasciavamo indietro!
Le stelle che si specchiavano sul Tamigi insieme alle mille luci che coloravano la città.
Le scale dell'albergo che la sera sembravano sempre di più rispetto alla mattina, e che facevamo trascinandoci l'un l'altro, o almeno cercando di farlo fra le risate.
Le chiaccherate al buio, falsi tentativi di porre la parola "fine" alla giornata; e la notte, che durava due o tre ore e il giorno dopo eravamo più stanchi di prima.

No, perchè all'inizio non ero convinta. Voglio tornare al viaggio in aereo, dove l'entusiasmo è salito,(...) al cielo di Londra che per quanto fosse grigio metteva di buon umore perchè eravamo insieme a guardarlo. Torniamo? Lyss.

Le albicocche secche sulle gradinate della scuola mentre aspettavamo che aprisse.
L'insegnante del corso, col suo "easy peasy lemon squeezy" [che ormai è diventato "easy busy lemon squeezy" e non si discute!] e il suo ruotare continuamente sulla sedia, che tutt'ora non so se mi metteva più nervoso o mi faceva morire dal ridere...forse entrambi.
Il Globe, che ormai conoscevamo meglio della guida da tanto ci avevamo studiato sopra.
Il film in inglese l'ultimo giorno. Quanti si sono addormentati appena appoggiata la testa sul sedile? Eravamo cotti. E io con Ali a contarli e a guardare le posizioni assurde di alcuni. Io non mi sarei più rialzata.

Uffa, mi vien da piangere a vedere le foto...mi manca tutto. Tutto, te lo giuro. E' stato un periodo corto ma esaltante. (...)Hai presente quando sogni? Che ti rendi conto che stai sognando ma va bene così perchè nel sogno si sta da dio? Ecco...sapevamo che dovevamo tornare, ma andava bene così... (...)Ci torniamo? Ele.
Sì!


Lyss
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. lunedì, 03 settembre 2007 . 18:31 .


"Le ragazze sono come le mele sugli alberi: le migliori sono sulla cima dell'albero. Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perchè hanno paura di cadere e di ferirsi. In cambio, prendono le mele marce che sono cadute a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere. Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero, pensano che qualche cosa non vada in loro, mentre in realtà esse sono grandiose. Semplicemente devono essere pazienti e aspettare che l'uomo giusto arrivi, colui che sia così coraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell'albero per esse. Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà bisogno di noi e ci ama farà di TUTTO per raggiungerci. La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, nè dalla testa per essere superiore. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata."
- W. Shakespeare.

A una piccola mela,
che fu tanto bella;
che è già caduta.


Lyss
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. lunedì, 03 settembre 2007 . 18:25 .


Bang Bang (my Baby Shot Me Down)

Nancy Sinatra


I was five and he was six
We rode on horses made of sticks
He wore black and I wore white
He would always win the fight

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.

Seasons came and changed the time
When I grew up, I called him mine
He would always laugh and say
"Remember when we used to play?"

Bang bang, I shot you down
Bang bang, you hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, I used to shoot you down.

Music played, and people sang
Just for me, the church bells rang.

Now he's gone, I don't know why
And till this day, sometimes I cry
He didn't even say goodbye
He didn't take the time to lie.

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down...


Lyss
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. mercoledì, 11 luglio 2007 . 14:13 .



Un giorno, indietro mirerem lo guardo,
gireremmo in mano un vecchio sonetto raro,
avrem il pelo bianco e il viso un poco tardo,
e del fuggir del tempo avremmo il sapore amaro.

Cosa ci resterà di codesti giorni perduti,
cosa ricorderemo de’ nostri sottili baci,
così lontani dai nostri capelli canuti,
ci sembreranno menzogneri e fallaci?

Cosa resterà di accalorati verbi d’amore,
di ciechi sguardi e di parole al nulla,
di dolci versi d’impalpabil vigore,
oh d’immago priva amabil fanciulla.

Vogliate amarmi nel ricordo antico,
nelle parole perse in un bosco tetro,
nel serrato motteggio amato e amico,
o Voi che spezzaste il mio cuore di vetro.

Gentile amica, perduta e persa,
o Voi che anelavate al, mio amoroso afflato,
toccovvi in sorte compagnia diversa,
oh, strano gioco dell’umorale fato.

Possenti braccia hann cinto i Vostri fianchi,
mascoline mani toccato i Vostri seni,
perduti amori lontani e stanchi,
chi ricorderete in quest’ultimi giorni sereni?

Volgete a me il Vostro ultimo senso,
che io non senta la Vostra indifferenza,
o amaro sottil gioco perverso
dell’intorciniamento dell’amorosa essenza.

Volgeste un giorno il passo da me lontano,
svuotossi il core d’amorosa spinta,
colmando il buco con un rancore strano,
finchè la passione fu spenta e vinta.

Cos’è che move codesta vita strana,
che ti spinge ad uno spirto a te distante,
che fa dire “t’odio!” a chi si ama,
che ti fa lasciar andar via lo tuo amante?

Che Vi colpì dei miei pensieri arcani,
cosa Vi attrasse della mia perduta alma,
cosa scorgeste nei miei mondi strani,
ove regnava voluttà e calma?

S’alzò, un giorno, un’onda in cielo,
io, nella rena, Vi guardavo attento,
“Non V’amo più” diceste “a onor del vero!”
e lo baglior mio fu tosto spento.

Com’è che posso dire lo gran tormento,
di chi, per sentire “T’amo!” apre l’orecchie
e mischia le frasi al romor del vento,
per non sentir mutare le cose vecchie.

Oh, amica mia, io v’odio, eppur V’adoro,
perché come Mosè nel Monte dell’Egitto,
ebbi a vedere una terra color dell’oro,
con tanto grano profumato e fitto.

Perché sentii l’odore della Vostra pelle,
perché baciai la Vostra caviglia snella,
perché giocai col Vostro corpo ribelle,
perché m’incatenai alla Vostra anima bella?

Parlavate lenta, guardando altro,
mi vedevate, pensando a nuovi amori,
di mischiarVi ad un uomo un po’ più scaltro,
di allontanarVi dai miei stantii torpori.

Mi lasciaste in quella rena amara,
calcaste col piede a me distante,
ad ogni passo sempre a me più cara,
finchè fu un punto il Vostro amato sembiante.

Gentile amica cara pensatemi ancora
in questi ultimi giorni sparuti,
or che più il ricordo della vista lavora,
or che i futur giorni son men di quelli venuti.

Amatemi ancora, o dolce amica persa,
volgetemi il guardo del Vostro core sereno,
toccate l’anima mia strana e diversa,
e l’ombra mia del viver terreno.

Amatemi forte per ciò che non Vi ho detto,
pensatemi per la parole in gola arroccate,
s’amor è ciò che è sotto il palese aspetto,
il dolce è ciò che in cor ancor serbate.

Se mai pensaste a me, Signora,
se mai volgeste indietro il Vostro guardo,
o, cosa strana, che mi onora,
o fato dolce e un po’ beffardo,

d’aver nel naso vecchi profumi,
di risentire antiche accorate parole,
di viver sentimento che non si consumi,
di non aver più il guardo di chi si vole.

Ma cos’è questo amaro strano destino,
che ti fa dire”T’amo” Poi “Non t’amo” e “T’amo” ancora,
che trasforma amor palese in clandestino,
di non avere seco la cara man che consola?

Perché amo ancor le labbra c’altrui bacia,
come faccio a far scemare l’amoroso istinto,
come dico ch’è falso e frutto di mendacia,
se io, in cor mio, ho il Vostro volto dipinto?

V’amai ancora, amica mia e sorella,
quando giaceste tra braccia nerborute,
quando ad altrui volgeste dolce favella,
quando le mie carezze non furon più volute.

Baciai l’orme Vostre quel dì marvaggio,
assaporai ogni granello da Voi impregnato,
anelai al Vostro spirto libero e serbaggio,
commutai, tosto, l’avuto con in disiato.

Amatemi ancora canuta amante,
che il Tempo corre, indomabile stallone,
e, come una volta, se eravamo in loco tardo e distante,
eguagliavamo, inconsci, ogni nostra singola azione,

chiudete gli occhi e ricostruite l’immago mia bella,
ricordatemi giovane e pieno di disio,
cacciateVi in gola l’ultima boccata d’aria, Sorella,
che lo Vostro ultimo respiro sarà puro lo mio.

Enrico Antonio Cameriere

[Ringrazio l'autore che mi ha permesso di postarla ^^]


Lyss
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. lunedì, 04 giugno 2007 . 17:36 .


Non avere mai paura
delle ombre.
Significano solamente
che c'è della luce
che splende lì vicino.

Ruth E. Renkel

 

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Lyss
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. martedì, 29 maggio 2007 . 21:24 .


Lo Straniero
-Charles Baudelaire

-Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L'amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L'oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole... Le nuvole che passano... laggiù... Le meravigliose nuvole!


Lyss
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. lunedì, 14 maggio 2007 . 17:32 .


"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

vv 112-120 - Canto XXVI - Inferno

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

v 139 - Canto XXXIV - Inferno

Lyss
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. giovedì, 05 aprile 2007 . 11:14 .


Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!
Seu plures hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
-Orazio

Non chiederti -non è dato saperlo- quale a me fine e a te
abbian gli Dei assegnata, Leuconoe, e non tentare le cabale
di Babilonia. Meglio, qualsiasi cosa accadrà, sopportala!
Molti inverni ci abbia Giove concessi, o ultimo questo
che ora contro opposte scogliere affatica il mare Tirreno,
filtra, saggia, i vini e per un breve spazio una speranza
lunga recidi. Noi parliamo, e già è fuggita l'invidiosa
età. Afferra l'oggi, meno che puoi credendo nel domani.
(trad. P.Bufalini)

Lyss
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